S.L.M. è un movimento di idee e di intelletti!


S.L.M. squarcia il grigiore e lo squallore della tua città! S.L.M. rivendica il diritto della gioventù di esprimere liberamente le proprie idee e la propria creatività attraverso canali non conformi al pensiero massificato! S.L.M. propone un'informazione libera, partecipata e allergica agli schemi della cultura mediatica!

giovedì 19 aprile 2012

Amore e Politica nella Pistoia medievale

Il secondo incontro del ciclo "Pistoia nella storia" si terrà nel circolo culturale SLM alle ore 17:00.
Il prof.Giampiero Giampieri presenterà la città di Pistoia del XIII-XIV sec. attraverso la storia d'amore fra Cino da Pistoia e Selvaggia Vergiolesi,in cui convergono storia,poesia ed arte.
A seguire il consueto Aperitivo SLM.

martedì 10 aprile 2012

La Battaglia di Catilina

PRIMO DEL CICLO DI INCONTRI SULLA STORIA DI PISTOIA
E' il 62a.C e Catilina prepara i suoi uomini alla morte,che sicura arriverà di lì a poco,e il paesaggio pistoiese fa da cornice alla fine della congiura che ha fatto tremare Roma.E' ospite dell'incontro la prof.ssa Francesca Iovi che metterà a disposizione la sua conoscenza nel settore per fare luce su un personaggio così controverso e probabilmente travolto nella memoria collettiva dalla cosiddetta "storia dei vincitori".
Un ciclo di incontri per riscoprire l'importanza di questa città nei meccanismi della storia,prima dell'Impero Romano,poi dell'Italia Medievale,un'importanza molto spesso sottovalutata e dimenticata.
Per i viziosi indolenti al termine dell'incontro si farà aperitivo,come sempre Sur Les Murs!!

martedì 28 febbraio 2012

Un successo l'evento su Bartolini



Lo scorso sabato 18 Febbraio, nell'auditorium che ci è stato gentilmente concesso dalla ViBanca, ha avuto luogo il nostro evento sul famoso pittore pistoiese Sigfrido Bartolini. Al convegno hanno partecipato decine e decine di persone, dimostrando che a Pistoia la svolta, per quanto riguarda il carattere culturale della nostra città, è possibile. Ringraziando tutti i partecipanti, vi proponiamo alcune foto dell'evento.



“Sigfrido Bartolini: il pensatore. Quando l’arte incontra la Tradizione”

"L’Associazione Culturale “SUR LES MURS” ha il piacere di presentare e rendere 
merito ad uno dei più grandi personaggi del panorama artistico e culturale 
toscano: Sigfrido Bartolini. Pittore, incisore e scultore, riconosciuto a 
livello mondiale con mostre ed esposizioni, il suo Pinocchio illustrato è
esposto al MOMA di New York, ma anche giornalista sagace ed irriverente,
intellettuale raffinato e anticonformista, scrittore e pensatore profondo,
perfino poeta, il tutto arricchito dal suo ventaglio di conoscenze e di
corrispondenze epistolari con alcuni degli intellettuali più importanti del
Novecento (Da Ardengo Soffici a Ernst Junger, passando per Carlo Carrà, Franco
Cardini, Giano Accame, Augusto Del Noce, Alain De Benoist, Giuseppe Prezzolini,
Julius Evola, Marco Tarchi e molti altri). Proprio da questa ambivalenza, che
lo ha reso molto più di un “semplice” artista, che scaturisce un convegno su
Bartolini-pensatore e testimone del suo tempo. L’evento organizzato dall’
associazione, dal titolo “Sigfrido Bartolini: il pensatore. Quando l’arte
incontra la Tradizione”, verrà svolto Sabato 18 Febbraio alle ore 17 presso l’Auditorium ViBanca, in via Provinciale Lucchese 125,B (Pontelungo, PT). Ad arricchire il contenuto e la conferenza saranno presenti varie personalità, Simonetta Bartolini, figlia del pittore, professoressa di letteratura italiana
presso LUSPIO Roma e direttrice del magazine online Totalità.it, Stenio
Solinas, scrittore affermato e giornalista de “Il Giornale” e Francesco Gaiffi, docente pistoiese di Storia e Filosofia. Gli ospiti, dopo aver introdotto il personaggio e dopo una serie di cenni biografici descriveranno il contributo culturale di Sigfrido Bartolini, le sue esperienze da giornalista, i suoi scritti e le sue opere, i suoi legami amicali e le sue affinità con artisti,
scrittori e giornalisti del secolo passato prendendo spunto dal lavoro svolto
sulla corrispondenza dell'artista e sui suoi diari,ancora inediti e
consegnandoci un personaggio di notevole caratura."

giovedì 2 febbraio 2012

APERITIVO SUR LES MURS

Domenica 29 Gennaio nella nostra sede di Via Dalmazia 115 si è svolto un aperitivo per sostenere la famiglia di Arfa Jilani, in grave difficoltà dopo l'incidente subito da quest'ultimo.

martedì 3 gennaio 2012

IN RICORDO DELLE FOIBE!


Anche quest'anno un grande fiume tricolore sfilerà, composto e unito, per le strade di Firenze. Il ricordo dei martiri italiani, lanciato dalla destra politica, chiamerà a raccolta tutti quegli italiani che sentiranno forte il richiamo della Verità, del Ricordo, dell'Etica, dell'amor di Patria e della Giustizia. 

Ricorderemo le decine di migliaia di innocenti che, per non rinnegare la propria italianità, furono massacrati a gettati vivi nelle cavità carsiche del confine orientale per mano dei partigiani comunisti di Tito. Ricorderemo le migliaia di esuli costretti alla fuga, umiliati, vessati e perseguitati dall'odio.

Metteremo simbolicamente fine a quel silenzio assordante che per decenni ha avvolto questa orribile pagina della nostra storia, con la copertura dei gendarmi dell'ideologia marxista. Onoreremo al meglio la "Giornata del Ricordo", istituita nel 2004 in memoria dei martiri delle foibe e dei 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati.

Saremo in piazza, insieme e senza simboli di partito, per rendere omaggio ai nostri martiri e costruire una coscienza di popolo viva e trasversale. Saremo in piazza per ricordare tutte le vittime del comunismo, nel nome della nostra identità nazionale. Ci saremo per porre fine all'odio e al rancore, per non dimenticare, per ribadire che non esistono morti di "serie b".

Saremo in piazza, con Giorgia Meloni e moltissimi altri ospiti, per una marcia silenziosa e tricolore, che si concluderà con le testimonianze e gli interventi di chi ha vissuto quell'immane tragedia e di chi, oggi, ha il compito di non farla passare sotto silenzio. 


La coscienza di popolo è più forte della coscienza di classe.
L'identità nazionale è più forte di ogni dogma ideologico.
Il ricordo dei martiri è più forte dell'oblio dei carnefici.
L'amore per l'Italia è uno splendido atto di libertà. 

SABATO 4 FEBBRAIO 2012
PIAZZA SAVONAROLA ORE 17
CORTEO IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE
con Giorgia Meloni

venerdì 30 dicembre 2011

Comunicato Sur Les Murs

L’Associazione Culturale Sur Les Murs e ogni suo singolo appartenente condannano fermamente eventi drammatici come quello di Firenze, dissociandosi da protagonisti e motivazioni. Manifestazioni di intolleranza e razzismo come la mattanza del tragico 13 dicembre non possono e non devono diventare merce politica, stupida occasione di strumentalizzazione per uno spicciolo tornaconto d’immagine.
Identità significa amore per le proprie radici e rispetto per quelle degli altri. Addio ragazzi di piazza Dalmazia, niente al mondo valeva una goccia del vostro sangue.

giovedì 8 dicembre 2011

CIAO SERGIO !

Lo scorso 26 settembre, a Monza, si è spento il noto fumettista Sergio Bonelli, figlio dell'ideatore di Tex Willer, l'indimenticato Gianluigi Bonelli. Sergio Bonelli nasce nel Dicembre del 1932, e, proprio per questo, gli viene affibbiato il soprannome di “fratello di Tex” in quanto sia lui sia il famoso personaggio dei fumetti nascono dallo stesso padre, e per giunta in date abbastanza ravvicinate. Quest'uomo, oltre ad aver conservato la tradizione western della casa editrice Bonelli, ha creato dei personaggi mitici che hanno fatto sognare generazioni di italiani, come Dylan Dog, Zagor o Mister No, distinguendosi per etica e abilità professionale. E chissà quale sarà l'umore di Tex e i suoi “pards”, ora che anche lui s'è ne andato. Per non parlare di Zagor, il “duro” dal cuore tenero che mi piace immaginare nella sua capanna in mezzo alla palude, nascosto per celare a tutti i suoi ammiratori la tristezza che l'avvolge sapendo che suo padre non c'è più. E ancora Mister No, che nella foresta, lontano dal mondo in piena epoca post-bellica (si parla del 1950), piange con il suo amico tedesco Otto Kruger la morte di colui che, per dargli vita, si era nascosto dietro allo pseudonimo di Guido Nolitta. Insomma Sergio Bonelli è compianto da tutti, da noi ammiratori e da loro, autentici maestri di coraggio e lealtà, tutti figli o fratelli di quest'uomo dalla incredibile fantasia e modestia. Probabilmente lui avrebbe preferito morire in sordina, senza troppe celebrazioni e senza troppo clamore, ma io e molti altri, da ammiratori, non abbiamo resistito a salutarlo un'ultima volta. Un uomo come lui merita di essere ricordato e raccontato, le sue opere diffuse e pubblicizzate perchè, in tempi come questi, dove tutti stentiamo nel trovare degli esempi a cui ispirarsi, i suoi fumetti saranno sicuramente d'aiuto nel ricordarci cos'è il coraggio, cos'è la passione e che cos'è la dignità. Ciao Sergio.
Gabriele Sgueglia

Il “Passaggio al Bosco”: «un’escursione perigliosa oltre gli stessi confini della meditazione»


Nei primi anni del secondo dopoguerra Ernst Jünger scrive una preziosa “guida alla libertà” con il titolo enigmatico Der Waldgang (“passaggio al bosco”), tradotto in italiano col titolo “Il Trattato del Ribelle”. Nell’antica Islanda il Waldgänger ( “colui che passa al bosco”) era il proscritto, il reietto della società, l’individuo che si dà alla macchia e conduce una vita solitaria, libera e rischiosa e lo scrittore tedesco rifacendosi a questa tradizione nordica traccia la figura del Ribelle, un tipo d’uomo che sceglie di resistere al nichilismo desertificante del nostro tempo. Parla del bosco come di qualcosa di intimo, di segreto, che molti possono trovare, soprattutto dentro di sé e con il “Bosco” ci consegna un’immagine della foresta come luogo in cui l’uomo diviene finalmente sovrano di sé e riesce anche ad sottrarsi alle decadenze del suo tempo, ritrovando il contatto con quei poteri che sono superiori alle forze del tempo e sentendosi realmente un individuo. La Via del Bosco è dunque il percorso che ogni uomo deve compiere per recuperare la propria “selvatichezza”, originarietà e autenticità, e per riscoprire quelle forze ed energie umane, che la società moderna ha ormai perso e fatto atrofizzare. Ovviamente l’immagine del bosco e l’intero percorso sono una metafora caricata di densi significati ideali, morali, libertari e metapolitici. [«Il Ribelle è deciso a opporre resistenza , il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime, oggi, nell’intenzione di opporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo»] Partendo dall’immagine rousseauiana della reimmersione dell’uomo nella natura, la carica di significati ulteriori delineando l’immagine di una resistenza stoica alla propria società, una fuga attiva e pragmatica dal proprio tempo e dalle storture morali, un’ansia di palingenesi e rinnovamento che paradossalmente fa leva su un ritorno alle origini, basato su una critica corrosiva e astiosa e che, nel ritornare a un passato originario, vergine e non ancora corrotto dalla modernità non rivela assolutamente un mero passatismo, molto idealizzato e superficiale, o un nostalgismo banale, bensì un lucida analisi ponderata e veritiera. Junger è critico del capitalismo e dell’economicismo borghesi, della tecnocrazia e del predominio delle macchine sugli uomini, del positivismo e del razionalismo esasperati, della massificazione culturale e del conformismo moderno che livella le individualità e appiattisce e impoverisce le personalità, del consumismo, del democratismo e la sua farsa della rappresentanza del popolo e la prassi elettorale. [«L’uomo, il Ribelle, si chiede in che modo sia possibile sottrarsi all’annientamento. Se avere ancora un destino o se essere considerato un numero.. decisione che ciascuno deve prendere da solo»] Un aspetto importante che ritroviamo nella sua critica è il potere esercitato sull'individuo dall'apparato tecnico-produttivo ed organizzativo dello Stato moderno che lo porta a temere una deriva tecnocratica, una reificazione dell’uomo e una disvalore materialistico .[«L’umana grandezza va conquistata lottando.Quegli uomini che hanno mantenuto intatta la consapevolezza della dimensione originaria dell’uomo e che da nessun potere superiore potranno mai essere indotti a rinunciare ad agire da uomini. »] Il ribellismo jungeriano, però, non è astratto anarchismo, è piuttosto un ribellismo cosciente e ponderato, in chiave tradizionalista e morale, che fa leva sull’individuo e lo pone alla base dello sviluppo umano in un ottica semmai comunitaria più che sociale. [«La storia autentica può essere fatta solo da uomini liberi. E’ l’impronta che l’uomo libero da al destino. In questo senso possiamo dire che l’uomo libero agisce in nome di tutti :il suo sacrificio vale anche per gli altri »] Commuovente il valore altissimo che da al concetto di ribellione e critica al proprio tempo. [«Abbiamo momenti di intensa autoconsapevolezza e altri di severa autocritica. Questo è il segno delle civiltà superiori: esse proiettano le loro arcate sopra il mondo dei sogni. »] E’ una critica densa di idealità, energica, battagliera, ribellistica e formativa, originale e potentissima nella sua lucidità al tempo stesso spiazzante e illuminante, una lettura straordinaria… leggere per credere!
Marco Mungai

“Adieu vieille Europe, que le diable t’emporte”

Cosi recitava un vecchio canto dei combattenti della legione straniera francese: “addio vecchia Europa,che il Diavolo ti porti”. E’ un’Europa vecchia e debole quella che si presenta alla prova del ventunesimo secolo,un’Europa stanca, decadente, eterodiretta e zeppa di padroncini e capetti. L’attuale situazione economica affonda le sue radici in scelte politiche folli tra cui spicca la creazione del WTO,il mercato globale che doveva esaltare le presunte proprietà terapeutiche del liberismo e che invece ha finito per dar ragione a quelle economie che non conoscono stato sociale o che fondano il proprio stile di vita su cardini per noi alieni, radicando il proprio benessere su diverse aspettative. Le teorie che rappresentano la spina dorsale delle nostre economie vacillano e i tecnici stessi brancolano nel buio tra chi auspicherebbe un ritorno a impostazioni “stataliste” e chi invece sostiene che il liberismo non sia fallito ma male applicato. L’ideologia democratica stessa vacilla, coi parlamenti che perdono di credibilità, la politica che s’inabissa in tutto il continente tra corruzione e scandali sessuali e incapacità decisionale. Quella che era stata annunciata come crisi economica sembra sempre più una vera e propria decomposizione che sta travolgendo il nostro welfare state e la nostra stessa essenza culturale europea,andando a braccetto con una immigrazione sradicante che i governi, incapaci di assumersi la responsabilità di scelte radicali, non riescono a controllare. Tra “indignados” che si limitano a manifestare la propria rabbia sfasciando le vetrine con gli estintori senza proporre ne costruire,privi di organizzazione, gerarchie e quindi incapaci di costituire una vera alternativa al deserto culturale e politico che avanza e poteri finanziari sempre più arroganti e tentacolari sembriamo avviarci sempre più verso inquietanti prospettive “orwelliane”. L’unica forza dell’Europa risiede ormai negli europei stessi; nella loro mai del tutto sopita capacità di rialzarsi e far leva sui bagliori del passato per costruire il futuro. Gli europei, infatti, non sono gli americani. O per lo meno non ancora; non tutti. Tutto sta nel vedere quanto i singoli e le comunità sapranno reagire a questa marcescenza ed espellere tutte quelle forze interne ed esterne che puntano alla disgregazione delle nostre comunità nazionali. Certamente sarà una battaglia lunga e terribile ma è già successo in passato. Potrebbe succedere ancora. Dipende tutto da noi.
Lorenzo Galligani

Sur Les Murs (Ottobre 2011)





lunedì 7 novembre 2011

"GOODBYE LENIN!"

Il giorno martedì 8 Novembre, alle ore 21:30, al circolo "Sur Les Murs" di V.Dalmazia 115, sarà proiettato il film "Goodbye Lenin" per celebrare il ventiduesimo anniversario dalla caduta del muro dell'odio.
GOODBYE LENIN!


mercoledì 2 novembre 2011

La Gioventù Bruciata di Michelstaedter



Le giovani vite stroncate dal tormento e da abusi autolesionisti esercitano da sempre un fascino irresistibile agli occhi della massa, me compreso. Il mito del cosiddetto "Live fast, die young" ha reso molti artisti delle vere e proprie icone generazionali, a volte anche oltre i veri meriti di questi. Eppure non rientra in questo giro di "fama facile" Carlo Michelstaedter, rimasto tutt'oggi semi-sconosciuto ad un pubblico di cercatori d'idoli. Michelstaedter fu un poeta e un saggista goriziano morto suicida nel 1910 alla giovane età di 23 anni; il modo migliore per descriverlo è certamente l'immagine di un viandante solitario che percorre la sua strada senza ambizione o meta precisa, il giovane studente di lettere infatti, nella sua breve vita, non ha mai scritto nulla indirizzato al "grande pubblico": la sua principale opera, ovvero "La Persuasione e la rettorica", altro non era che la sua tesi di laurea, e le poche poesie da lui scritte erano indirizzate come lettere a persone ben precise, e nessun estraneo le avrebbe mai dovute leggere. Insomma, non si può certo dire che gli interessasse di avere i dannunziani riflettori addosso, eppure la sua non è una personalità da ignorare, o da far passare in secondo piano. Basta leggere qualche estratto della sua opera/tesi, ovvero "la persuasione e la rettorica" per capire la tensione tra la vita e la morte che attanagliava il cuore di Michelstaedter. Ogni uomo tende alla totale persuasione, ovvero alla completezza, e scopo della sua vita dev'essere proprio quello di raggiungerla. E' una volta raggiunta che l'uomo ha realizzato il suo piccolo scopo, ed è per questo che dopo la persuasione completa ci aspetta la morte. Questa non deve spaventare, dice Michelstaedter: "Chi ha paura della morte è già morto". La morte distrugge solo ciò che è nato, ma chi tende o raggiunge la persuasione sa che la vita non si risolve solo nell'essere nati, anzi, la nascita diventa tassello sì necessario, ma non fondamentale alla vita, che è possesso del nostro mondo nel presente. Non si deve guardare al futuro, l'unica cosa sicura del futuro è appunto la morte, il fare programmi altri non è che uno stratagemma della retorica, che impegnata a preservare la vita come semplice sopravvivere, distoglie lo sguardo dell'uomo dalla vera persuasione, che appunto ne provocherebbe la morte. Una incredibile coerenza alle conclusioni a cui era arrivato portò Michelstaedter, il 16 ottobre del 1910, a scrivere il finale della sua tesi con un colpo di rivoltella alla testa. Il suo nome rimane nell'ombra nonostante l'intensità della sua vita artistica, che lo portò al folle gesto, mentre resta sulle nostre pareti e sulle nostre magliette l'immagine del Sid Vicious della situazione, morto solo per aver esagerato con la droga, e dal talento assai dubbio. Ma non me la sento di prendermela troppo con il povero Sid Vicious, in fondo qualche cosa in comune con Michelstaedter l'aveva: entrambi, infatti, non sapevano suonare il basso. 
NICOLO BINDI

Pechino: in “incubo permanente”

Ai Weiwei è un designer, architetto e artista di fama mondiale cinese, tanto per intendersi colui che ha disegnato l’avveniristico stadio-simbolo dei Giochi Olimpici del 2008, il cosiddetto “Nido d’uccello” per la sua forma tondeggiante e curvilinea che ricorda appunto un nido. E’ finito in carcere il 2 Aprile 2011 con la sola colpa di aver alimentato le critiche del sistema economico e sociopolitico cinese. Di recente ha ottenuto la libertà vigilata e con audacia lodevole e per certi versi eroica continua a dire la sua sul suo paese. Definisce Pechino “una città kafkiana, un incubo permanente, che aliena i suoi abitanti spesso privandoli dei loro diritti fondamentali, una città violenta e concorrenziale, nella quale la vita può portare a diventare pazzo. Pechino è costituita da due città: una è quella del potere e del denaro, gente che se ne frega dei propri vicini e che non si fida di nessuno. L’altra è quella della disperazione. Guardo la gente sugli autobus e non leggo più alcuna speranza nei loro occhi, una città di schiavi, milioni di migranti che affluiscono ogni anno per costruire ponti, strade, case, grattacieli. Sono gli schiavi di Pechino. Sopravvivono in strutture abbandonate e terribili, in quartieri squallidi che vengono poi distrutti, mano a mano che la città avanza” Il quadro del dissidente cinese è senza dubbio inquietante e sconvolgente. Sono questi gli esiti del più sfrenato, meschino e spietato sistema comunista dell’era moderna? La realtà è che la Cina ormai di comunista non ha davvero più nulla, basti pensare all’ossimorica definizione che studiosi e politologi moderni danno del sistema cinese: Comunismo capitalistico. Il quadro ricorda molto la doppia natura di molte città nel momento di massimo sviluppo industriale dell’ ‘800 in Europa, penso alle tragiche condizioni della città di Londra e all’ambivalenza del tenore di vita della popolazione: al lusso sfrenato e al benessere della classe agiata, borghesi, mercanti e industriali in primis si opponeva, nascosta e indigeribile per le coscienze vittoriane buoniste e liberali la seconda nazione, quella dei quartieri disagiati, quella dello sfruttamento minorile e femminile e del degrado sociale e morale. Quelle che il politico Benjamin Disraeli chiamava “le due nazioni”.
Il percorso e lo sviluppo dell’utopia di un sistema comunista sembra aver dato il peggiore dei frutti nel paese che, insieme alla Russia, più di ogni altro ha insistentemente perseguito il fine di una realizzazione politica del suddetto schema politico. Un tragico ritorno a ciò che i vati del comunismo teorico quali Marx e Engels rigettavano senza mezzi termini e consideravano il male assoluto. Lo sfruttamento incondizionato delle risorse del territorio, l’industrializzazione sfrenata, il far west economico, la contraffazione di marchi stranieri, la concorrenza sleale, le condizioni lavorative pessime, la soppressione delle libertà fondamentali, la censura come mezzo per intimorire il popolo. Un esito tragico e ignorato che dovrebbe far riflettere e non essere ignorato per salvaguardare ideologie e progetti politico. Ma gli Stati Uniti e l’Occidente sono ormai schiavi della Cina, basti pensare al fatto che essa detiene il 50% del debito pubblico statunitense; gli USA quindi supinamente ignorano tutto ciò per timori di ritorsioni e di cadute in Borsa dei propri titoli.
Questo è il panorama odierno, un mondo tenuto in scacco dal potere economico cinese.

MARCO MUNGAI

Decima,flottiglia nostra

La Xª Flottiglia M.A.S. viene fondata nel 1943 dal Capitano di fregata Junio Valerio Borghese soprannominato “il Principe Nero". Questa organizzazione,creata per proseguire la guerra contro gli angloamericani fu inizialmente risparmiata da azioni antipartigiane. Il 23 Gennaio del 1944 però il Tram che collegava la città con la sede della Decima alla Spezia fu fatto saltare in aria . Ci furono in totale 5 morti : 3 marò e 2 cittadini. Il comando dunque inviò reparti per il rastrellamento delle colline intorno La Spezia , non vi furono morti , solo sequestri di armi. Dopo l'uccisione di Umberto Bardelli , Junio Valerio Borghese decise di impiegare i suoi uomini nella controguerriglia , furono quindi massicciamente impiegati nella guerra civile contro i partigiani dimostrando una forza ed una abilità tattica insuperabile. Bisogna però mettere bene in chiaro che la X Flottiglia Massa si attivava solo dopo l'attacco dei nemici partigiani , con riluttanza , poichè non voleva combattere contro altri italiani , bensì portare a termine l’impegno d’onore verso la nazione concludendo la guerra anche con una sconfitta. L'innovazione della Decima fu quella di utilizzare i Motoscafi Armati Siluranti , detti M.A.S. , parola che significa anche Memento Audere Semper : Ricorda di osare sempre .L'ideatore del motto fu Gabriele D'Annunzio nella ormai leggendaria notte tra il 10 e l'11 febbraio del 1918. Il vate era a bordo di uno dei tre MAS che erano partiti da Venezia per una azione ardita. Il volontario motonauta Procaccino aveva pensato ad un altro motto: Motum Minimat Spes. Ma il poeta lo considerò non appropriato per le azioni audaci e “piratesche” dei MAS, e propose quindi in via definitiva il suo. Dalla Decima furono anche impiegati i "Maiali Marini", siluri monoposto che venivano guidati da un Marò al fine di affondare navi. Questi ultimi fecero la differenza nelle vittoria di Alessandria d'Egitto,Malta e Gibilterra.
COSIMO AGNOLETTI

venerdì 17 giugno 2011

Paolo e Giovanni: due italiani che non sanno arrendersi

La loro è una storia di quelle che meriterebbero d'essere cantate dai poeti dell'antichità.
I loro nomi sono impressi nella mente di tutti; pure di quelli che qualche anno fa dicevano che non avevamo bisogno di eroi. Due magistrati,due umili servitori dello stato: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Vogliamo parlare di loro senza retorica,senza la cerimonia con cui i poeti antichi cantavano i loro eroi: siamo nel duemilaundici e noi abbiamo i piedi ben piantati nel nostro tempo.
Paolo era abituato a stringere i denti fin dai tempi della scuola: studente di talento, infaticabile lavoratore, aveva pure trovato il tempo e la voglia per fare politica. Dalla parte dei più deboli,ovviamente,e dalla parte della Patria. Paolo era un dirigente del Fuan di Palermo,sezione universitaria del Movimento Sociale: stava coi fascisti insomma, e prendeva pure le botte da quelli che di li a pochi anni l'avrebbero considerato un eroe.
Giovanni è sempre stato un irriverente,uno che le cose le diceva in faccia e pure uno che la vita la prendeva di petto. Fu proprio lui, dopo l'omicidio del giudice Terranova,a chiedere di essere trasferito a Palermo. Giovanni era uno che ci voleva vedere chiaro, e fin da subito cominciò a denunciare pubblicamente le collusioni del mondo politico ed economico con la mafia. Collusioni che ,come si legge nel suo “cose di cosa nostra”(che dovrebbe essere utilizzato a scuola come libro di testo), solo il “Prefetto di ferro” Cesare Mori era riuscito ad estirpare col pugno di ferro. A Giovanni dobbiamo l'organizzazione del sistema delle procure antimafia,l'unico sistema che è riuscito, pur con mille difficoltà, a registrare qualche successo nella lotta contro il crimine organizzato. Guardate i loro visi,imprimeteli nelle vostre menti. Loro sono la dimostrazione che ci sono italiani che non sanno arrendersi.


Lorenzo Galligani

Et hoc puta vatem dixisse,quandoque ista gens suas litteras dabit, omnia corrumpet"


"e questo fa conto che te l'abbia detto un profeta: se mai codesto popolo quando che sia ci darà la sua cultura corromperà ogni cosa"

Questa frase,estrapolata dai “Libri ad Marcum Filium” di Catone del II sec .a.C., non è così lontana dal rappresentare la realtà che noi italiani stiamo accettando da ormai due generazioni:servilismo e invasione culturale da altri paesi. Definirei Catone il Censore come il profeta della nostra fine. Non è certamente quello che molti osano considerare,un personaggio arcaico e ottuso, tradizionalista fino al fanatismo solo perchè rispettoso di quel complesso insieme dei "Mos Maiorum" e della terra e del popolo;in queste sue parole aleggia un senso di appartenenza e identità così chiaro e ben radicato che adesso invece viene quasi disprezzato o dimenticato. E' infatti molto diffusa l'idea della necessità di diventare cittadini del mondo con la conseguenza che tutto il patrimonio culturale,artistico e storico della nostra patria viene svalutato se messo al confronto con quello invece "enorme e impareggiabile" nato dall'unione di stati che ben poco hanno in comune. E credo che la cosa più brutta sia la consapevolezza che dietro a queste grandi unioni mondiali ed europee si celino soltanto motivi politici. Catone si rivolgeva a una Roma divisa sul tema dell'educazione di stampo filoellenico ;se Catone potesse parlare,rivolgerebbe le stesse parole,sebbene sia cambiato il contesto storico,agli stessi italiani. Catone ammoniva il figlio di non avvicinarsi alla cultura greca,e lo ammoniva non per pregiudizio ma perchè conosceva molto bene ciò a cui andava contro e difendeva così la propria idea di Patria come cultura perchè consapevole e capace di saper scegliere. Troppi invece oggi pensano che vi sia solo una la strada da seguire, del tutto incompatibile con l'altra,o magari nemmeno pensano e si lasciano trascinare dal torrente delle mode costruite ad arte. Ecco dove si riconosce la profezia di Catone quando dice che la cultura di un altro popolo corrompe quella originale: quando si imbarbarisce la propria lingua con gli anglicismi, quando si preferisce comprare scarpe di multinazionali americane cucite da bambini in India o Cina,quando si sperpera domeniche pomeriggio intere a spulciare cataloghi di mobilifici svedesi e gli esempi potrebbero essere molti altri e ancora più tristi. Spesso siamo anche arroganti a definirci italiani perchè sventoliamo un tricolore solo quando gioca la Nazionale ,incuranti di tutta una storia che ci precede;una storia una storia che nasce con Roma e le sue legioni,prosegue con rinascimento e le città italiane culla dell’arte e della letteratura ed arriva fino ai patrioti ed ai martiri che cacciarono gli austriaci dalle nostre terre durante il risorgimento e nelle petraie del carso. La nostra storia,una storia fatta di bellezza e di successi,l’abbiamo abbandonata soccombendo giorno dopo giorno all’egemonia culturale dei “liberatori” americani e diluendoci in una Unione Europea che non è,come auspicabile,la “patria delle patrie”,ma è soltanto una entità economica incapace addirittura di difendere i suoi confini dall’immigrazione selvaggia.
Se vogliamo dire si alla bellezza della nostra cultura millenaria dovremo trovare il coraggio di fermare l’invasione culturale globalizzatrice. Così faremo la storia. Così saremo la storia.
Iris Ricci