Nel corso della propria vita un individuo può trovarsi a vivere in una società in pace o in guerra. Le posizioni politiche statali , Il rapporto tra governo e cittadini e le relazioni internazionali, le leggi stesse e i vari codici , sono tutti elementi che cambiano radicalmente a seconda che una comunità nazionale si trovi in stato di pace o di guerra. Oggi parleremo della guerra e , a differenza delle solite banalità progressiste (“la guerra è brutta e sbagliata”), ci addentreremo nel merito della questione con occhio u attento e critico: vogliamo capire dove la guerra e’ veramente “brutta ed sbagliata” e dove invece la situazione si fa più complicata. Innanzitutto come in tutte le faccende, anche quotidiane, lo stato di rischio collettivo mette a dura prova il senso del sacrificio, ovvero la capacità di sottrarre qualcosa a se stesso per dare qualcos’ altro alla propria comunità ( ad es. la vita per la patria ), e proprio per questo motivo lo stato di guerra e’ una situazione interessante per valutare il valore collettivo e individuale degli appartenenti ad una determinata società poichè è in questo più che in altri contesti che alle parole debbono seguire i fatti(come recita il nostro inno “stringiamoci a coorte\siam pronti alla morte\siam pronti alla morte\l’Italia chiamò) Ed e’ cosi che lo stato di guerra può far emergere qualità positive degli uomini come onore, devozione ad un’idea, gerarchia, spirito di sacrifico: tutti valori che in stato di pace perdono rilevanza ( il sacrificare una giornata al mare per un compagno e’ molto nobile, ma non quanto sacrificare la vita). Abbiamo detto che la guerra può essere ferente di valori morali e da questo ricaviamo che la guerra e’ “bella”quando i suddetti valori trovano affermazione, compimento e lucentezza; quando essi mancano possiamo affermare che la guerra e’ aberrante ed infame. Gli antichi romani sfidavano direttamente il nemico, con i cavalli, con le lance, dovevano avere lo stomaco duro nel guardare negli occhi e riuscire a rispettare una persona che avrebbero ucciso o da cui sarebbero stati uccisi, sapevano gioire con decoro nelle vittorie e dimostravano compostezza e fierezza nelle sconfitte e i caduti erano commemorati con lacrime di devozione e non di strazio. Durante la prima guerra mondiale imperversava nei cieli d’Europa il temutissimo Barone Rosso Manfred Von Richthofen, l’ asso assoluto dell’ aviazione tedesca. Col suo triplano ha abbattuto piu’ di 80 aerei nemici, in scontri all’ ultimo sangue che infiammavano i cieli d’ europa , inimitabili da qualsiasi miserabile film americano. Erano scontri sempre diretti, gli aerei si sfidavano uno contro uno, esaltando il coraggio, la spericolatezza, il rispetto per il nemico , come testimoniato dalla lettera lasciata cadere sul campo militare di Cappy dal capitano Arthur Roy Brown ove si diceva che il Barone era stato abbattuto, ma il suo corpo era stato seppellito con tutti gli onori militari ( Francesco Baracca stesso, fenomeno dell’ aviazione italiana con all’attivo 34 aerei abbattuti, ha sempre affermato di mirare all’aereo e mai all’uomo e, dopo ogni scontro, si abbassava di quota e passava rallentando sotto l’ aereo abbattuto in segno di rispetto e complimento per lo scontro). Vi sono però altre situazioni belliche in cui non si guarda in faccia il nemico, non lo si rispetta, non lo si sconfigge ma lo si elimina. Il 6 agosto 1945 l’ aereo “Enola Gay” sganciò due bombe atomiche sulle città giapponesi di Nagasaki ed Hiroshima, causando 180000 vittime all’istante ed altrettante indirettamente nei successivi 50 anni. 180000 innocenti, civili, donne e bambini, disarmati, impreparati, colpiti nemmeno alle spalle, dall’ alto. E dove sono i valori dello scontro diretto, del coraggio, dell’ ardimento, del rispetto per il nemico? Questo solo come esempio, insieme ad altri mille fatti ( bombardamenti sui civili, spionaggio politico, guerre a distanza, genocidi ) che hanno contribuito a rendere la guerra da luogo ove il singolo e’ disposto a dare la vita per la propria comunità , a luogo in cui il singolo(ma anche lo stato o la multinazionale)e pronto a sacrificare la vita della comunità per i suoi interessi: spesso infatti modalità operative antivaloriali sono lo specchio di obiettivi meschini e giacchè ove si lotta senza valore si lotta anche per nessun valore, ed e’ cosi che il cerchio e’ chiuso e nella distinzione tra guerra “bella e brutta “ e’ assorbita pure quella ( con la naturali eccezioni del caso per caso) tra guerra “giusta e sbagliata”.FRANCESCO ZINONE , dal numero di Marzo .